VINO BIOTICO … BEVANDA O SOSTANZA?
VINO … BEVANDA o SOSTANZA ? di Giorgio Mercandelli
PREMESSA
Abbandonando per un attimo tutto ciò che conosciamo della cultura, del marketing e della storia vitivinicola, alla domanda: Il vino è bevanda o sostanza? Senza alcun dubbio la risposta sarà: il vino è una sostanza.
Da un punto di vista filosofico, la definizione di sostanza significa: “ciò che sta sotto”, intendendo “ciò che è nascosto all’interno di una cosa sensibile ad un suo fondamento ontologico”.
Per Aristotele invece, il significato di sostanza è “… il sostrato, il quale, in un senso, significa la materia (dico materia ciò che non è un alcunché di determinato in atto, ma un alcunché di determinato solo in potenza), in un secondo senso significa l’essenza e la forma (la quale, essendo un alcunché di determinato, può essere separata con il pensiero) e, in un terzo senso, significa il composto di materia e di forma …” (Metafisica, VII, 1042a).
La definizione di vino, inteso come “sostanza”, si coagula tra questi due concetti, ossia:
“Il vino è un fenomeno antropologico complesso, costituito da un campo morfogenetico (potenza /energia) e da un carattere sensoriale fatto di liquido (la forma) e di gusto (l’essenza) espressi secondo i principi di una coscienza produttiva che sottintende ad un atteggiamento creativo, che sta sotto (cioè nascosto).”
IL VALORE DEL VINO
Per chi affronta la degustazione con serenità o, più professionalmente, nelle condizioni di “vacuità mentale” le cose si dovrebbero svelare con naturale facilità, purtroppo però, non è facile “capire il vino” e, se questo fosse anche un concetto che solo a pochi potrebbe interessare, risulta quasi a tutti “fisiologico” cercare di comprenderne il valore.
Nel contesto della profonda crisi d’identità produttiva in cui versa il mercato vinicolo, quasi del tutto omogeneizzato, il fatto che il prezzo possa variare da “qualche” euro a “qualche migliaia” di euro a bottiglia, ha trascinato il consumatore verso un profondo stato confusionale e ad un inevitabile acquisto al ribasso.
Per cercare la verità, visto che la maggior parte dei produttori riesce solo ad esprimersi con messaggi pubblicitari e di marketing, la soluzione più concreta resta nelle mani del consumatore che, inizialmente, potrebbe accontentarsi di comprendere la differenza tra un prodotto antroposofico ed uno convenzionale per coglierne almeno il significato produttivo.
Se il dramma dell’omologazione ha contribuito a svelare la realtà in cui si trova invischiato il mondo vitivinicolo, di riflesso si sta gradualmente coagulando un fronte di “puristi del vino”, una schiera di intenditori, cultori e produttori dove il “dogma della piacevolezza” non è mai bastato per fare “grande” un prodotto; un nuovo spirito enologico che interpreta il vino nel suo originario ruolo di “sostanza” seguendo una scuola di pensiero che si pone agli antipodi di quella creata da un Sistema che lo ha ridotto all’attuale funzione di “bevanda”.
“…Occorre fare delle distinzioni sul peso che hanno certe scelte produttive, per inquadrare l’obbiettivo della qualità reale e cercare di comporre una scala di valori in grado di introdurre il mercato verso la verità, valutando di tutti i parametri di un vino (forma, essenza, energia e spiritualità) che sottintendono al rapporto col suo valore commerciale.”
LO STILE PRODUTTIVO: VINI ANTROPOSOFICI E VINI CONVENZIONALI
I vini antroposofici (es. Biotici, Biodinamici…) esprimono il lavoro di una pianta coltivata in base ad un rapporto spirituale, che fissa il carattere del Terroir (Terra e Cielo) e di tutto ciò che appartiene alla storia del frutto, nel contesto unico ed irripetibile di ogni vendemmia.
Il produttore, per essere considerato “autore” di questo stile produttivo deve agire personalmente e consapevolmente verso tutto ciò che porta alla qualità, energetica e sensoriale, di tutta la filiera di trasformazione. Solo con questi presupposti un vino può considerarsi una “sostanza” che interpreta le leggi universali del Tempo e le forze creative della Natura (Terra, Cielo e Uomo).
I prodotti convenzionali (es. Tradizionali, Biologici …) si concentrano sulla prestazione organolettica della degustazione, legata ai canoni della piacevolezza e delle mode, seguendo uno stile produttivo svincolato da questi elementi per matenere il loro percorso evolutivo, in sintonia con le esigenze di mercato, attraverso un rapporto fideistico verso la scienza vitivinicola.
Il prodotto di matrice antroposofica supera i preconcetti della cultura enologica convenzionale e svincola il termine di “piacevolezza”, dal suo significato più superficiale e commerciale, per affrontare il giudizio concreto ed integrale dell’analisi “sinestetica”.