Tuesday, April 28, 2009

VINO BIOTICO … BEVANDA O SOSTANZA?

VINO … BEVANDA o SOSTANZA ? di Giorgio Mercandelli

 

PREMESSA

Abbandonando per un attimo tutto ciò che conosciamo della cultura, del marketing e della storia vitivinicola, alla domanda: Il vino è bevanda o sostanza? Senza alcun dubbio la risposta sarà: il vino è una sostanza.

Da un punto di vista filosofico, la definizione di sostanza significa: “ciò che sta sotto”, intendendo “ciò che è nascosto all’interno di una cosa sensibile ad un suo fondamento ontologico”.

Per Aristotele invece, il significato di sostanza è … il sostrato, il quale, in un senso, significa la materia (dico materia ciò che non è un alcunché di determinato in atto, ma un alcunché di determinato solo in potenza), in un secondo senso significa l’essenza e la forma (la quale, essendo un alcunché di determinato, può essere separata con il pensiero) e, in un terzo senso, significa il composto di materia e di forma …”  (Metafisica, VII, 1042a).

La definizione di vino, inteso come “sostanza”,  si coagula tra questi due concetti, ossia:

 

“Il vino è un fenomeno antropologico complesso, costituito da un campo morfogenetico (potenza /energia) e da un carattere sensoriale fatto di liquido (la forma) e di gusto (l’essenza) espressi secondo i principi di una coscienza produttiva che sottintende ad un atteggiamento creativo, che sta sotto (cioè nascosto).”

 

IL VALORE DEL VINO

Per chi affronta la degustazione con serenità o, più professionalmente, nelle condizioni di “vacuità mentale” le cose si dovrebbero svelare con naturale facilità, purtroppo però, non è facile “capire il vino” e, se questo fosse anche un concetto che solo a pochi potrebbe interessare, risulta quasi a tutti “fisiologico” cercare di  comprenderne il valore.

Nel contesto della profonda crisi d’identità produttiva in cui versa il mercato vinicolo, quasi del tutto omogeneizzato, il fatto che il prezzo possa variare da “qualche” euro a “qualche migliaia” di euro a bottiglia, ha trascinato il consumatore verso un profondo stato confusionale e ad un inevitabile acquisto al ribasso.

Per cercare la verità, visto che la maggior parte dei produttori riesce solo ad esprimersi con messaggi pubblicitari e di marketing, la soluzione più concreta resta nelle mani del consumatore che, inizialmente, potrebbe accontentarsi di comprendere la differenza tra un prodotto antroposofico ed uno convenzionale per coglierne almeno il significato produttivo.

Se il dramma dell’omologazione ha contribuito a svelare la realtà in cui si trova invischiato il mondo vitivinicolo, di riflesso si sta gradualmente coagulando un fronte di “puristi del vino”, una schiera di intenditori, cultori e produttori dove il “dogma della piacevolezza” non è mai bastato per fare “grande” un prodotto; un nuovo spirito enologico che interpreta il vino nel suo originario ruolo di “sostanza” seguendo una scuola di pensiero che si pone agli antipodi di quella creata da un Sistema che lo ha ridotto all’attuale funzione di “bevanda”.

 

“…Occorre fare delle distinzioni sul peso che hanno certe scelte produttive, per inquadrare l’obbiettivo della qualità reale e cercare di comporre una scala di valori in grado di introdurre il mercato verso la verità, valutando di tutti i parametri di un vino (forma, essenza, energia e spiritualità) che sottintendono al rapporto col suo valore commerciale.”

 

LO STILE PRODUTTIVO: VINI  ANTROPOSOFICI E VINI CONVENZIONALI                                                                         

I vini antroposofici (es. Biotici, Biodinamici…) esprimono il lavoro di una pianta coltivata in base ad un rapporto spirituale, che fissa il carattere del Terroir (Terra e Cielo) e di tutto ciò che appartiene alla storia del frutto, nel contesto unico ed irripetibile di ogni vendemmia.

Il produttore, per essere considerato “autore” di questo stile produttivo deve agire personalmente e consapevolmente verso tutto ciò che porta alla qualità, energetica e sensoriale, di tutta la filiera di trasformazione. Solo con questi presupposti un vino può considerarsi una “sostanza” che interpreta le leggi universali del Tempo e le forze creative della Natura (Terra, Cielo e Uomo).

I prodotti convenzionali (es. Tradizionali, Biologici …) si concentrano sulla prestazione organolettica della degustazione, legata ai canoni della piacevolezza e delle mode, seguendo uno stile produttivo svincolato da questi elementi per matenere il loro percorso evolutivo, in sintonia con le esigenze di mercato, attraverso un rapporto fideistico verso la scienza vitivinicola.

Il prodotto di matrice antroposofica supera i preconcetti della cultura enologica convenzionale e svincola il termine di “piacevolezza”, dal suo significato più superficiale e commerciale, per affrontare il giudizio concreto ed integrale dell’analisi “sinestetica”.

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VITIVINICOLTURA BIOTICA … VINI SPIRITUALI.

 

PREMESSA

L’uomo che vive in armonia con la Natura raggiunge un più alto livello di sensibilità dove “è la consapevolezza a guidare tutti i processi vitali” non il metodo oppressivo di instaurare un sistema di controllo su di essi.

In questo rapporto antroposofico le piante rispondono ai pensieri, alle emozioni ed alle azioni delle persone che le curano.

Più l’uomo è conscio di poter interagire con la Natura, più è in grado di recitare un ruolo decisivo nel raggiungere l’equilibrio del proprio ambiente agricolo ed ottenere la massima qualità vitale e sensoriale dei frutti.

 

LA VITIVINICOLTURA BIOTICA

La vitivinicoltura Biotica (dal greco: bios (vita) + tica (arte) = “arte della vita”) è una filosofia produttiva, di origine antroposofica, che emancipa la forza creatrice del produttore nel contesto unico ed irripetibile di ogni vendemmia.

L’uomo diventa autore del lavoro di sintesi della pianta, che cattura le forze del Cielo e della Terra e fissa indelebilmente nel frutto tutti gli elementi che appartengono alla propria storia (terra, sole, pioggia, vento, fulmini..), nel senso originale del Terroir.

Per ottenere questo risultato vengono bandite tutte le sostanze che possono condizionare i vegetali e snaturare le caratteristiche organolettiche delle uve (prodotti chimici, lieviti, tannini, enzimi, chiarifiche, barriques, trattamenti tecnologici, ecc.).

L’attività agronomica si affida all’Agricoltura Naturale di Shumei, che considera il Terreno un elemento vitale in grado di offrire il miglior nutrimento senza bisogno di qualsiasi altra sostanza, chimica e biologica, che impedirebbe all’energia di trasferirsi fisiologicamente alle piante; un contesto produttivo dove la flora e la fauna sono rispettate e protette come organi vitali di un organismo agricolo che si esprime in sintonia con le forze del Cielo e della Terra.

La viticoltura biotica emancipa le naturali inclinazioni botaniche dei vegetali in armonia con la bellezza ancestrale del vigneto, un patrimonio biologico che invecchiando apporta equilibrio e complessità ai frutti.

Un grande vino nasce da uve naturali, non trattate ne manipolate, che affrontano la trasformazione senza alcun bisogno di sostanze e tecnologie che possano modificarne il carattere o deviarne il destino sensoriale; un fenomeno alchemico dove la fermentazione assume un’importanza fondamentale, per la propria forza rigenerativa e di purificazione, che riconsegna al prodotto il suo carattere primordiale.

 

SACRAFAMILIA

È la capostipite della filosofia biotica, un’espressione di sincerità e di verità produttive impegnate nella creazione di vini spirituali ed archetipi.

La ricerca dell’armonia e dell’eleganza, nelle espressioni più pure della Natura, sono alla base delle aspirazioni di Anna e Giorgio Mercandelli, proprietari e conduttori di Sacrafamilia, autori di un cambiamento radicale, incontrovertibile e protagonista di questo stile enologico.

Sacrafamilia è la prima realtà vitivinicola che collabora attivamente con Shumei, un’Organizzazione internazionale giapponese Non Governativa (NGO), membro del Consiglio Economico Sociale delle Nazioni Unite (ONU) ed uno dei massimi esperti mondiali  di Agricoltura Naturale (www.shumei.org / www.shumei-international.com).

In campo enologico l’azienda a conseguito il premio “Top Hundred 2007” tra le prime 100 d’Italia e, dal punto di vista scientifico, ha  superato il protocollo di Cristallizzazione Sensibile S.A.T. [Spagyrich Advanced Technology] con il più importante risultato di settore, registrato dai laboratori svizzeri Vision Lab, che certifica l’eccezionale valore biologico espresso dall’energia morfogenetica dei vini analizzati.

 

“Noi consideriamo modernità la sensibilità di assecondare la Natura e le forze del Cielo e della Terra, un modello produttivo dove la spiritualità è un ingrediente imprescindibile che lo rende unico ed esclusivo, tracciando una nuova linea di confine nel campo della scienza vitivinicola virtualmente collegata ai grandi vini del passato”.

 

Un grande vino biotico non conosce limiti e pregiudizi perché interpreta la propria biodiversità per raggiungere l’eccellenza.

L’onestà e la forza creatrice del produttore sono responsabili della matrice morfogenetica e del grado di entropia dei prodotti che esprimono il carattere del Cielo e della Terra con eleganza e stile inconfondibili.

La percezione di genuinità e di integrità sono fondamentali nel definire il valore assoluto ed emozionale dei vini che si esaltano dopo un lungo affinamento in bottiglia e dopo alcuni giorni dalla stappatura.

Ogni bottiglia è la fotografia biologica del proprio vigneto d’origine e, nel contesto del millesimo di produzione , è un’espressione  unica ed irripetibile di tutti gli elementi che hanno contribuito alla produzione ed alla trasformazione del frutto (Cielo, Terra, Uomo).

La filosofia biotica rappresenta una scuola di pensiero che supera i preconcetti della cultura enologica convenzionale, che si svincola dal termine di “piacevolezza” nel suo significato più superficiale, per affrontare il giudizio concreto dell’analisi “sinestetica”.

 

“Vogliamo che i nostri prodotti abbiano una forte personalità e che appartengano al nostro carattere, vini dallo stile rampante e senza compromessi, vini che fanno pensare … perché berli nutre anche l’anima.”

 

Il vino diventa un’espressione d’autore dove ogni dettaglio è stato pensato, prodotto e curato, per offrire una coerente “chiave di lettura” dell’atteggiamento creativo che ha generato ogni bottiglia.

I valori imprescindibili della naturalità e della spiritualità vengono percepiti alle radici del gusto, convertendo la degustazione in un fenomeno sinestetico che si esprime in una coinvolgente esperienza animica.


 

“ I nostri principi sono l’amore, la sincerità e la verità…nella passione per la Terra e per l’Agricoltura Naturale coltiviamo la forza e l’orgoglio di produrre i nostri vini spirituali per vivere in armonia con l’Universo”.     
                                                    Anna Mercandelli           
                           
                                        
                                              

Chiunque affronti una degustazione di vini Biotici e di vini Convenzionali, per cercare delle attinenze o delle similitudini, rimarrebbe semplicemente deluso … sarebbe come paragonare un falco ad un razzo interplanetario.

Amore, Terra e Cielo, devono finire nel bicchiere, un grande vino deve essere vero, senza compromessi e senza inganni”.
 Giorgio Mercandelli 

 

 


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SACRAFAMILIA VINI SPIRITUALI

 

I VINI SPIRITUALI


“Dall’antica epopea di Gilgamesh, passando per Dioniso, Bacco … il vino ha permeato tutta la storia dell’umanità, raggiungendo, nella sua espressione più pura e raffinata, la dimensione di Sostanza Spirituale. L’ultima Cena di Gesù, con il miracolo della transustanziazione, rappresenta uno degli esempi più aulici di questa sua esclusiva funzione, ancestrale ed alchemica, per nutrire l’Essere primordiale che sta in ogni Uomo”.

Il vino Spirituale racchiude le forze del Cielo e della Terra in una coinvolgente dimostrazione di energia morfogenetica, frutto del Terroir e della sensibilità del produttore, nel contesto del fenomeno unico ed irripetibile di ogni vendemmia. È un prodotto di “pura Sostanza”, che esprime il risultato enologico della spiritualità e del talento umano nel contesto di un’arte vitivinicola fondata su tre pilastri fondamentali:

  1. ANTROPOSOFIA AGRICOLA.

  2. PUREZZA DEL FRUTTO.

  3. ENOLOGIA ALCHEMICA.

ANTROPOSOFIA AGRICOLA. Una filosofia agricola basata essenzialmente sul grado di spiritualità del produttore, che condiziona ogni espressione della Natura, dove “è la consapevolezza a guidare tutti i processi vitali” non il metodo oppressivo di instaurare un sistema di controllo su di essi. Un modello produttivo dominato dai sentimenti della fede e della gratitudine verso la Natura e le potenzialità della pianta, che rispondono ai pensieri, alle emozioni ed alle azioni delle persone che le curano. Più l’uomo è conscio di poter interagire con la Natura, più è in grado di recitare un ruolo decisivo nel raggiungere l’equilibrio del proprio ambiente agricolo ed ottenere la massima qualità vitale e sensoriale dei frutti; un fenomeno antropologico, di natura spirituale, dove il produttore diventa autore del carattere e dello stile dei propri prodotti.

PUREZZA DEL FRUTTO. Il vino Spirituale nasce in vigneti coltivati secondo le tecniche dell’Agricoltura Naturale, un’arte agricola che produce uve pure e naturali senza alcuna sostanza, chimica e biologica, che possa condizionare l’attività fisiologica delle piante e snaturare le doti energetiche e sensoriali dei frutti. Solo interagendo personalmente e spiritualmente l’uomo riesce a sostenere il lavoro di sintesi della pianta, che si esprime producendo uve primordiali e dal carattere archetipo, fissando indelebilmente nel frutto tutti gli elementi che appartengono alla propria storia (terra, cielo, sole, pioggia, vento, fulmini..) nel senso originario del Terroir.

ENOLOGIA ALCHEMICA. È un’arte enoica basata sul rapporto di tutti gli elementi del frutto con l’energia cosmica e la creatività del produttore; un principio imprescindibile, nella genesi di un vino Spirituale, che affronta la trasformazione delle uve senza alcun bisogno di sostanze e tecnologie che possano modificarne il carattere o deviarne il proprio destino sensoriale. Un contesto enologico che, stimolando la completa trasformazione della materia, emancipa l’importanza della fermentazione per la propria forza di rigenerazione e di purificazione, riconsegnando al prodotto la sua natura più spirituale ed ancestrale, virtualmente collegata ai grandi vini del passato.

Giorgio Mercandelli

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